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COMUNICATO STAMPA
Percorsi per una nuova chimica: sinergie di sito e di sistema
UNIVERSITÀ ED INDUSTRIA DI NUOVO INSIEME A TERNI
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1,7/40 MERAKLON SLW: nuova fibra per spun lacing baby wipes
ULTRA SOFT W: nuova famiglia di fibre ultrasoffici per top-sheet
HT/UV: nuova famiglia di fibre ad alta tenacità per il settore geotessile
BCFPA-HSPA: filo poliammidico ad elevata resilienza

COMUNICATO STAMPA: Lunedì 20 Febbraio 2006

Percorsi per una nuova chimica: sinergie di sito e di sistema

La storia del sito “Polymer” è un pò anche la storia del Polipropilene.

Una storia che richiama momenti di eccellenza nella collaborazione tra università ed industria, sfociati in un premio Nobel per la chimica ed in un business che ormai ha raggiunto quasi 40 milioni di tonnellate/anno nel mondo ed il cui uso si è ormai radicato in quasi tutti i settori industriali in ragione non soltanto del suo favorevole rapporto tra proprietà e costo, ma anche del suo vantaggioso posizionamento ambientale.
Le poliolefine si caratterizzano infatti per i loro processi produttivi “puliti” e la loro facile riciclabilità.
Tutto questo ha fatto si che l’Italia si posizionasse come paese leader a livello Europeo nella filiera del polipropilene sia in termini di capacità di innovazione sia per i volumi produttivi.
Dobbiamo ora chiederci se esistono alternative ad un sostegno ed eventualmente al rilancio del patrimonio rappresentato appunto dal sito Polymer.

Attualmente il sito occupa all’incirca 700 dipendenti diretti ed almeno altrettanti indiretti.
Le principali società coinvolte sono:
Basell Poliolefine Italia
Edison
Meraklon
Novamont
Treofan

Nel sito si producono circa 240-250mila tonnellate/anno di Polimero e circa 100mila tonnellate di semilavorati o prodotti finiti,con notevoli sinergie interne prevalentemente logistiche e un forte grado di interdipendenza.
Non c’è dubbio che i marchi Moplen, Moplefan e Meraklon sono famosi non solo per essere stati i primi al mondo ma anche per rappresentare ancora oggi un riferimento sul mercato.

Purtroppo il sistema europeo e maggiormente quello Italiano soffrono l’ impatto di rapidi cambiamenti strutturali che hanno rilevanza globale come l’ accresciuta volatilità di materie prime ed energia nuovi produttori/paesi concorrenti caratterizzati da costi estremamente bassi e facile accesso alle nostre stesse tecnologie.
Il nostro modello di business non si è evoluto abbastanza rapidamente per difendere l’ integrità del nostro sistema economico. L’ apparente mancanza di una condizione di “crisi” rende più blanda ogni iniziativa anche a livello locale. Occorre invece una terapia d’urto, che pur nella consapevolezza che i tempi di recupero saranno inevitabilmente lunghi, possa rappresentare anche un volano per le nuove realtà, come quella di Novamont, che prende le mosse dal progetto di coniugare chimica e agricoltura con l’obiettivo di offrire prodotti a basso impatto ambientale da fonti agricole rinnovabili.

Quale prospettiva dunque per la nostra chimica?
Quale è una possibile ricetta per il nostro microsistema?
Come si può ritrovare quel vantaggio competitivo necessario per la nostra sopravvivenza?
Come possiamo ritrovare una leadership a livello Europeo nei costi e nelle tecnologie?

Occorre sviluppare l’esistente sia attraverso un impulso della Ricerca e Sviluppo di prodotti e applicazioni, che di uno sforzo innovativo che interessi tutti gli altri processi di “business” aziendali.
Uno sforzo che le nostre aziende non sono in grado di fare da sole.

Occorre inoltre rimuovere al più presto alcuni ostacoli strutturali esistenti traendo vantaggio dalle opportunità di sito:
1. L’alto costo dell’energia
2. Il notevole handicap logistico sia per raggiungere i nostri mercati che per l’alimentazione di materie prime strategiche (oltre 700 ton di propilene/giorno)
“Fare Sistema” vuol dire anche concentrarsi insieme su questi specifici problemi utilizzando le risorse disponibili in modo mirato con tempi compatibili con le velocità imposte dal nostro sistema competitivo.

Il nostro ottimismo sta nella convinzione di poter ritrovare con l’impegno nostro, delle parti sociali e delle istituzioni il ritmo perduto.
Il nostro pessimismo sta nella consapevolezza che il Non Fare porterà inevitabilmente a quello “stato di crisi” che avevamo cominciato a superare attraverso i rilevanti investimenti che le nostre aziende hanno fatto nell’ultimo decennio.

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